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Lezioni di design 2016

Lezioni di design” entra nel suo quinto anno di vita. Dopo la prima serie di incontri dedicati alla “Storia del Design”, dopo aver discusso insieme de “L’impatto delle nuove tecnologie”, ragionato del rapporto tra “Design e arte” e quindi de “La cultura dell’abitare”, affrontiamo quest’anno un argomento che intende porre il mondo del design a confronto con quelli della moda e dell’arte, per discutere insieme di falso, imitazione, copia e replica.
Che cos’è un falso? Un prodotto frutto di una imitazione o intenzionalmente alterato a scopo doloso.





"FAKE VERO O FALSO?"

16 Marzo_h. 17,00

Palazzina Reale
piazza Stazione, 50
Firenze
LE DEFINIZIONI
Sergio Givone
Vanni Pasca


11 Maggio_h. 17,30
Palazzina Reale
piazza Stazione, 50
Firenze
LE RAGIONI DEL DESIGN
Luisa Bocchietto

8 Giugno_h. 17,30
ISIA Firenze
Scuderie di Villa Strozzi
via Pisana 79, Firenze
NUOVE FRONTIERE
Biagio Cisotti
Troy Nachtigall
Salvatore Iaconesi
Alessio Baldi


05 Ottobre_h. 17,30
Museo 900
piazza Santa Maria
Novella, 10, Firenze
LE RAGIONI DELL’ARTE
Cristina Acidini
Claudio Paolini


9 Novembre_h. 17,30
Museo 900
piazza Santa Maria
Novella, 10, Firenze
LE RAGIONI DELLA MODA
Giacomo Santucci

L'ingresso è libero e aperto anche ad esterni.

Anche Lezioni di Design rientra nelle iniziative promosse da ISIA Firenze che rilasciano ai propri studenti 1 CFA alla partecipazione a 3 attività, ossia la partecipazione ad una singola conferenza assegnerà 0,3 CFA.


Che cos’è un falso? Un prodotto frutto di una imitazione o intenzionalmente alterato a scopo doloso, spiega uno dei tanti vocabolari. Il termine falso è in effetti oggi percepito dai più come sinonimo di contraffatto, con ciò che questo comporta in termini di danno economico per le imprese, danno per il consumatore finale, danno sociale spesso connesso allo sfruttamento, per la sua produzione, di soggetti deboli.

Tuttavia la definizione non esaurisce certo il significato del termine, sia odierno sia, soprattutto, storico. In ragione del contesto in cui il termine è applicato il confine tra ciò che è falso e ciò che è originale (vero) può essere molto difficile, e ciò che è fraudolento in un tempo e in una cultura può mostrarsi del tutto legittimo e genuino in una diversa dimensione storica e sociale.

Con questo tema, “Lezioni di design” entra nel suo quinto anno di vita. Dopo la prima serie di incontri dedicati alla “Storia del Design”, dopo aver discusso insieme de “L’impatto delle nuove tecnologie”, ragionato del rapporto tra “Design e arte” e quindi de “La cultura dell’abitare”, affrontiamo quest’anno un argomento che intende porre il mondo del design a confronto con quelli della moda e dell’arte, per discutere insieme di falso, imitazione, copia e replica.

Nei vari contesti che abbiamo richiamato ciò che indichiamo come ‘falso’ assume infatti significati e valori diversi. Nel design, ad esempio, il tema sembra declinarsi soprattutto nei termini della tutela dei brevetti e nel contrasto alle ‘imitazioni’, e tuttavia è certo lecito interrogarci se la produzione di serie e il mercato globale (dove operano paesi per i quali il concetto di ‘imitazione’ è parte integrante della propria cultura) possano ancora a lungo accettare la battaglia.

Nel settore della moda – che è quello dove con più immediatezza tendiamo a identificare la falsificazione con la contraffazione e quindi con la presenza di un intento fraudolento – si dà tuttavia il caso che il più delle volte l’acquirente sia ben consapevole che ciò che vuole far suo è una imitazione: nel gioco dell’inganno la vittima è importante quanto l’autore del falso, e ambedue si muovono in un mondo fatto di aspirazioni e bisogni (veri o indotti).

Nella produzione artistica, poi, basterà guardare indietro nel tempo per comprendere come il concetto di privativa di un’idea, di una composizione o di una particolare tecnica (in altri termini dell’esistenza di un originale, autografo, unico e irripetibile) sia stato a lungo del tutto estraneo alla logica degli artisti. A ben guardare la storia dell’arte è in realtà in buona parte costituita da repliche, copie e imitazioni, e gli stessi e più recenti ‘falsi’ costituiscono una preziosa testimonianza dei valori del tempo
in cui sono stati prodotti, del tipo di percezione dei loro autori e dei loro destinatari.

E oggi, come declinare tutti questi temi guardando ai progetti open source e open content favoriti da internet, che per loro natura devono rivedere radicalmente il concetto del diritto d’autore e della tutela dell’idea o del brevetto?

Per parlare di tutto questo e per interrogarci sul futuro prossimo abbiamo chiamato a discutere e a confrontarsi filosofi, storici, storici dell’arte, designer, manager, esperti di marketing e di progettazione in rete, una volta di più sostenuti dal Comune di Firenze, dall’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche e dall’Ordine degli Architetti di Firenze.


Claudio Paolini
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